18/07/08

La notte di Gaza

Una storia di Dous, Faustina40 e Cicabuma - scritta ”in diretta” su: aNobii.


"Tema: La notte.
Personaggi principali: Uri, il mugnaio, Ezra sua moglie, Lina la cagnetta e Unter il garzone. Personaggi secondari: quelli del bosco in cui Ezra ed Uri vivono e da cui Unter proviene...
"

Shanat aveva appena scritto il prologo al suo racconto e già le pareva di dover ricominciare.
Quello era un comodo sistema per astrarsi da ciò che la circondava, per sentire solo il rumore di un bosco lontano ed ignorare il suono dei mortai che intanto stavano distruggendo Gaza.
Intanto la sua sorellina Meroua giocava con una bambola logora che aveva tirato via da un cumulo di macerie ed aveva i capelli biondo cenere.
Attorno il bunker era animato da poche persone che ascoltavano la radio.

Ogni tanto si sentiva un rumore violento, una bomba era scoppiata poco lontano. Le piccole spalle di Meroua avevano come un tremito, stringeva la bambola e chiudeva gli occhi, come se volesse allontanare la paura che la coglieva ogni volta.
Shanat la guardava triste e pensava che avrebbe voluto inventare per la sorellina il racconto più gioioso che le era possibile per vedere di nuovo il sorriso su quel visetto.
Sprofondò di nuovo nel sogno.

Dal portone della casa color sabbia il mugnaio Uri uscì a guardare il cielo. I suoi abiti erano bianchi di farina, come i suoi capelli imbiancati dagli anni.
Guardò verso il bosco, stringendo gli occhi per la gran luce.

I campi colorati di un verde intenso si muovevano come i capelli di una bambola e sembravano danzare filo a filo chiamandosi per nome.
La stagione prometteva ad Uri un bel raccolto ed era contento di potersi permettere quest'anno una nuova mucca per il suo mulino, per poter produrre anche del latte per i suoi formaggi.


Intanto la radio gracchiava nel bunker promettendo notizie più inquietanti. Gli adulti s'erano assiepati e bofonchiavano guardando Shanat e sua sorella.
Le venne un pò di preoccupazione ricordando quel che suo padre Isman le aveva detto, prima di uscire alla ricerca di qualcosa da mangiare: "Vedrai Shanat, ti porterò del pane fumante per cena!".
Shanat chiude gli occhi.

Uri è rientrato in casa, mentre Lina gli salta intorno festosa. Chiama Ezra perchè lo aiuti.
Vieni, donna, è ora di preparare il pane per domani.
Ezra arriva veloce; nonostante il passare degli anni è sempre una gioia per Uri vedere i suoi occhi scuri e ridenti, le sue mani veloci che ancora impastano con forza la farina appena macinata.
Tra poco tante pagnotte saranno sul tavolo pronte per entrare nel grande forno di argilla.

Finalmente nel bunker sono riusciti a sintonizzare la radio.
Le notizie che arrivano non sono per niente rassicuranti.

Ezra dall'interno del piccolo mulino chiamò il marito a pranzo. Tutto era pronto. Pane sfornato da poco, una buona zuppa, verdure fresche e croccanti.
L'aria era satura di sole e di luce e il mugnaio si sentiva felice.

Il padre non tornava e lontano si sentivano solo i rumori di una assurda battaglia che le due bimbe non riuscivano a comprendere.
Perchè, perchè la realtà era così diversa ?


"Isman ibn Hamas è stato catturato davanti alla porta sud da una pattuglia in borghese e condotto fuori dal muro..."
"grrrrghh zzzzllll..." dice poi la radio.
Si odono dei colpi di mitra che colpiscono il tetto della casa che ospita il bunker improvvisato, coperto dai detriti di una scuola, nei pressi dell'ospedale di Himrat.
Cadono degli intonaci sulle teste di quello sparuto gruppo di uomini che ora appaiono bianche come nei giorni di festa, andati.
Ora Shanat scrive con quel che le resta di quel mozzicone di lapis sulla penultima pagina del suo quaderno di scuola. Si promette di trovare un bel finale per l'ultima.
Intanto comincia a provare un pò di fame.

Mentre Lina si gustava gli avanzi della zuppa... lo stomaco di Shanat si faceva sentire.
Poi ricordò di aver udito il nome del padre da qualche parte... era alla radio!

Dopo il sereno pranzo chiamò Lina, la sua cagnetta e insieme a lei si incamminò nel folto del bosco. Dopo pranzo gli piaceva fare sempre di queste passeggiate. Il suo garzone, Unter, proveniva da un piccolo villaggio immerso nel bosco e gli aveva raccontato tante storie di gnomi e di fate e di elfi e lui, pur non credendoci, passeggiando nel bosco, aguzzava sempre la vista nella speranza di scorgere qualcosa, qualcuno.

Alla radio si parla di suo padre. Dicono che è stato arrestato e portato via.
Nessuno porterà del pane alle bambine!

Nessuno sa cosa sia successo e chi altro è stato arrestato.
Dicono che molti che sono scappati verso l'Egitto siano stati rimandati indietro, ma ormai a Gaza ci sono solo storie di persone che non tornano più.
L'ultimo foglio guarda il viso di Shanat, mentre lei guarda desolata Meroua, che sta sgranocchiando l'ultima crosta di pane secco rimasta.
Forse, pensa Shanat, solo una fiaba potrà salvarci.

"Forse", pensa Unter del bosco, "solo io potrò far conoscere il canto degli uomini del mio mondo a quelli che hanno perso il loro, dall'altra parte di quella radura verde".

Scrive ormai solo con il pensiero perchè è buio e non c'è più energia nel campo bombardato da chi ha perso la fede in Dio e nell'uomo.
"Guarda, Meroua, vieni a vedere" dice ad occhi chiusi voltando il capo verso la sorellina che piange ormai...

Il foglio bianco di Shanat, come per incanto, comincia ad illuminarsi, a prendere vita e delle figure danzano sulla carta.
Un fischio lacera il cielo, è sempre più vicino.

Il mugnaio, la moglie, la cagnetta e il garzone sorridono e chiamano le bimbe. Con loro c'è anche il padre delle bambine che con ampi gesti le chiama: "Venite bambine, venite... Qui c'è tanto pane fresco e alberi, meravigliosi alberi..."

Il fischio nel cielo ormai è assordante. E' un attimo... un'esplosione vicinissima e poi più niente.

L'indomani mattina delle bambine non fu più ritrovato nemmeno il corpo. Solo un foglio con raffigurata una famiglia di mugnai e un padre felice che abbraccia due bimbe, una piccolina e una più grandicella.

Il canto del bosco suona ora anche per Shanat e Meroua. Per Isman, loro padre.
La mamma era già nel bosco ad aspettarli tutti.
Assieme a tante mamme di Gaza.


E di questa storia, forse fiaba e forse no, a qualcuno sfuggirà la differenza.
Distante dal bosco viviamo e vivono ancora in così tante parti del mondo.
Ma la fantasia resta ancora a dar l'inchiostro a chi ha perso per sempre la sua libertà.

8 commenti:

Claudia ha detto...

Meravigliosa e commovente!...per riflettere!

Stupenda la storia e la scrittura, complimenti!
Un abbraccio a tutti, Cla

Patricia Gordillo Serrano ha detto...

Caro Dous:

Come so che amano l΄ arte, la poesia, anche mi piacerebbe invitargli, e sempre che abbiano tempo visitare la mia pagina di poesia:

El Sube y baja de la marea.

Penso che per me possa essere molto importante leggere e lasciare il loro pensiero o interpretazioni sulle stessi poesie.

Volentieri


Patricia Gordillo

Córdoba - Argentina

www.patriciagordillo.com.ar


elsubeybajadelamarea.blogspot.com



Mie poesie all' Italiano

Cicabuma ha detto...

E' stato bello scrivere questa storia... Non è venuta male, vero???
Grazie Dous...
Un abbraccio
Francesca

nonnatuttua ha detto...

S', è suggestiva.... è un filo che ha legato i nostri pensieri e li ha raccolti in un racconto che è anche poesia! Grazie Dous
Fausta
(Faustina40)

Dous ha detto...

La poesia tutto chiama, poi generosa aspetta. A lei l'onore.
Ai bimbi di tutto il mondo dono questa poesia di racconto che urla, strilla, esplode ni nostri occhi e nelle nostre orecchie.
Poi tace.
Grazie Francesca e Fausta.

nonnatuttua ha detto...

Sono andata a vedere il blog di Patricia... è bello, riesco a capire quello che è scritto (più o meno) ma vorrei mandarle un commento.... posso farlo in italiano?

Dous ha detto...

Credo proprio di sì, Fausta.
Ho fatto qualche modifica e lavato i link sui brani. Così è più composto il testo. Grazie Patricia! :-)

nonnatuttua ha detto...

Sì, è più bello così!
Io l'ho segnalato sul mio blog, spero che passi qualcuno a leggerlo, è davvero un bel lavoro!
Fausta